Tortello di erba madre

INGREDIENTI x 7 TORTELLI

  • 1 mazzo di erba madre fresca
  • 150 gr di farina 0 + quanto basta
  • 40 ml di latte
  • 1 uovo
  • 1 pizzicotto di sale fino
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • olio extravergine di oliva

PROCEDIMENTO

Laviamo per bene il mazzo di erba madre, asciughiamolo e tritiamolo in modo molto sottile.
In una ciotola uniamo tutti gli ingredienti; inizialmente mescoleremo con una forchetta per poi passare all’impasto a mano.
Una volta formata una palla ben omogenea ne ricaviamo circa 7 di più piccole da 50 gr cadauna.
Infariniamo il piano da lavoro e stendiamo in modo sottile l’impasto di ogni pallina, lasciandole riposare finchè ci prepariamo alla cottura.

Sul fuoco vivace mettiamo a scaldare una padella antiaderente aggiungendo bel goccio d’olio e facendo cuocere ciascun tortello, mantenendo costante la presenza di olio tra una porzione e l’altra.

Per capire quando sarà ora di girare il tortello sull’altro lato, si dovrà attendere la comparsa sulla superficie dell’impasto di piccole bollicine create dal bicarbonato.

Una volta cotti i tortelli possiamo salare ulteriormente.

Serviamoli caldi, tiepidi, freddi, al naturale o farciti.

Chi altro poteva inventarsi una ricetta del genere se non la nonna Maria!
Sempre pronta a cucinare non appena le si dicesse che si aveva fame, alle volte cucinava ciò che sapeva, altre invece improvvisava.
Mary Poppins diceva che basta un pò di zucchero e la pillola va giù, la nonna Maria diceva che con farina, uova, zucchero e sale si poteva far tutto e lei lo faceva davvero!
Infatti proprio per le improvvisazioni è praticamente impossibile avere una sua ricetta scritta nei giusti dosaggi.
Non avete idea di quante volte fra parenti ci siamo interrogati sui cavalli di battaglia della nonna, ad esempio la ricetta di questo tortello, o quella delle pizzette fritte, dei sughi per la pasta e via dicendo e quando glielo si chiedeva rispondeva tutta frettolosa: “ahh ghe va un po de questo, un po de quelo e de quest’altro”.
Mannaggia a te nonna!
In cucina era creativa ed imperfetta, volenterosa e buffa quando storpiava alcune parole di merendine che comprava solo per noi nipoti.

Questa donna raffigurata nella foto è proprio lei, la mia nonna paterna.
Senza alcun dubbio la caratteristica che più la rappresentava era la resilienza.

Si è evoluta nel suo essere donna, moglie, madre e poi ancora nonna e bisnonna.
Contadina di sangue e un pò mascolina, sapeva valorizzarsi nelle grandi occasioni indossando una spilla puntata alla maglia, piuttosto che una collana, accessori umili e poco sfarzosi per non dare troppo nell’occhio.

Avendola vissuta fino in età adulta, nella mia memoria ho moltissimi ricordi vividi ed ogni volta che mi soffermo nel suo ricordo, ho ancora il coraggio di commuovermi, non capita solo a me di risentire di questa mancanza, ma a tutti i familiari, alle volte quando ne parlo con mia sorella o alcune cugine, ci sentiamo in un certo senso tutte ancora coinvolte.

La resistenza fisica e la forza interiore sono state compagne di vita che l’hanno condotta a lavorare senza sosta e a sopportare svariate situazioni.
Parecchie condizioni ostili le hanno tenuto compagnia per molti anni e nonostante tutto affrontava la vita a testa alta, senza voler essere di peso a nessuno e a costo di soffrire in silenzio.
Era scaltra e furbetta, ricordo quando giocavamo a briscola, sul tavolo in cucina, lei barava sempre, partiva per gradi: inizialmente con qualche mossa sporadica per poi concludere in modo spudorato, rischiando di farsi beccare.

Dedita alla famiglia e radicata nel senso del dovere, le sue mani rappresentavano a pieno la manualità nei lavori pratici e la filosofia del “dover fare”.
In tutti i suoi ruoli era una figura presente, di riferimento. Tra marito, figli, nipoti e lavoro, credo che il tempo per lei fosse gran poco.
Ricordo che in età anziana, nonostante fosse spesso impegnata in qualche faccenda pratica, la sera quando il nonno andava a dormire presto, dedicava il suo tempo a guardare la tv tutta sola, così da poter assaporare la libertà di quello che voleva davvero guardare
Posso solo immaginare quante privazioni di benessere si sia lasciata sfuggire negli anni.
Ecco, anche per questo le riconosco il senso di rinuncia e l’illimitata pazienza di resistere a tutto, anche ai nostri schiamazzi perchè, quando eravamo in tante sotto la sua responsabilità, certo di confusione ne abbiamo fatta.
Il nonno di sicuro sapeva come zittirci, lei invece mandava in vacca tutto, pure i suoi brontolii e lo faceva davvero con leggerezza e serenità facendo spallucce ed agitando le mani all’aria come se stesse scacciando le mosche.

Da piccola ritenevo fosse il nonno la figura perno della famiglia, con il passare degli anni invece mi era sempre più evidente la conduzione matriarcale della casa.

Quando si trattava di pensare alla sua salute, diventava testarda, non si riusciva a farle capire l’importanza del riguardo che doveva avere nei propri confronti, neanche mettendole davanti la peggiore delle ipotesi.
Ogni volta finiva per fare esattamente il contrario.

Quando ci ha lasciati ho faticato nel farmene una ragione, pensavo che a quel punto fosse libera di fare ciò che avrebbe voluto intraprendendo una nuova vita perché era evidente che l’animo era quello di una giovanotta.
Tuttavia questo è rimasto solo un mio pensiero, in fondo la nonna ha fatto la sua scelta interiore ed è stata quella di raggiungere il nonno, mollando tutte le forze, sciogliendo qualsiasi resistenza.

Ebbene nonna questa ricetta la dedico a te.
Non avendo appunto alcun riferimento, ho tentato di riprodurre più volte una delle tue ricette che tanto ci facevi in questo periodo e dopo i vari tentativi sono arrivata a questi dosaggi, con un unico dettaglio, che al contrario tuo, i tortelli non li ho fatti navigare nell’olio.
Inoltre ho scelto questa tua foto da ragazza immaginando che i tuoi pensieri di quel tempo fossero gli stessi che affollano la mia mente.
Tu già sapevi di quanto è beffarda la vita! Ti sei armata di corazza e te la sei combattuta con umiltà.
Veglia anche su di me, sii la mia forza in ogni momento e quando mi sento sola avvicinati ancora a me come facevi, chinando la testa sulla mia nascondendo un sorriso timido di vittoria.
Ti porterò sempre nel cuore, invocherò la tua forza quando mi sembrerà di non farcela e quando sentirò la necessità di ritrovare chi sono ti prometto che affonderò le mani nella terra delle nostre campagne.