Le uova, tutta sostanza

Le uova, tutta sostanza

Ciao Ciurma, eccomi qui carica per proseguire la nostra avventura nel mondo avicolo.
Pronti, partenza, via!

Nell’articolo precedente abbiamo cercato di capire il funzionamento della gallina, in particolare l’ovaiola, e di come avviene la fecondazione e la covata delle uova.
Oggi inizieremo a parlare di uova, ma prima vorrei condividere con voi il motivo che mi ha spinta ad approfondire l’argomento, ciò che mi porta a considerare le uova una risorsa così particolare e preziosa.

A tutti capita di avere delle percezioni.
Da sempre mi considero una persona sensibile, percettiva ed empatica.
Quasi ogni giorno mi ritaglio una manciata di minuti per cogliere le uova dal pollaio e quando le afferro, stringendole fra le mani, ho delle percezioni diverse rispetto a quelle acquistate.
Sarà suggestione?
Sarà che a quelle del nostro pollaio do un valore personale?
Può essere, ma le differenze vanno oltre queste percezioni; anche la struttura è diversa.
Le consistenze dell’albume e del tuorlo, per esempio, oppure il gusto più o meno intenso ed infine la consapevolezza di consumare un alimento della cui provenienza si è certi.

In commercio si trovano svariate tipologie di uova di dimensioni e tonalità diverse che rispondono ai gusti e agli utilizzi di chi le compra.
Le varietà più note sono le uova biologiche, quelle allevate a terra, all’aperto oppure, fortunatamente sempre meno frequenti, quelle allevate in gabbia.
Sapevate che ogni uovo viene marchiato con un codice che ne precisa il tipo di allevamento?
Sono dei veri e propri “certificati” che attestano i trattamenti delle galline durante il loro soggiorno.
Non è mia intenzione soffermarmi sulle modalità di allevamento (anche se nel tempo ho maturato un mio parere in merito), ma sicuramente per i più curiosi le fonti di approfondimento sull’argomento sono numerose in rete.
Quello che più mi interessa è esplorare insieme la complessità e il fascino del prodotto che la gallina è in grado di creare.

Un giorno in cucina, mentre stavo aprendo un uovo ho trovato questo:

Ho mollato tutto sul tavolo e sono corsa sul web per capire come è strutturato un uovo.
Sono rimasta sbalordita perché ho sempre vissuto nella convinzione che l’uovo fosse composto di:

  • guscio
  • albume
  • tuorlo

Se questa era anche la vostra convinzione fino ad oggi, direi che è arrivato il momento di approfondire.

IL TUORLO
È la parte che si tinge di giallo più o meno intenso.
Costituisce il 29% del peso totale e contiene acqua, proteine, vitamine e sali minerali.

L’ALBUME
È la parte trasparente/biancastra.
Costituisce il 63% del peso totale e contiene acqua, proteine e carboidrati.

LA CAMERA D’ARIA
È una membrana che si trova sulla parte inferiore dell’uovo, tra il guscio e l’albume.
Questo elemento è fondamentale per impedire l’ingresso dei batteri all’interno dell’uovo ed ha la capacità di aumentare di volume in funzione a quanto vecchio è l’uovo.

LA CALAZA
Sono come due aderenze dell’albume filamentose, aggrappate alle estremità del guscio e che permettono di mantenere in posizione centrale il tuorlo.

BLASTODISCO
Vi è mai capitato di rompere un uovo e trovare una macchiolina rossa nel tuorlo?
Beh questa macchiolina è proprio il blastodisco, ovvero il nucleo dell’uovo.
Qui risiede il suo DNA nel caso l’uovo fosse fecondato, altrimenti possono essere piccoli coaguli di sangue.

LA MEMBRANA TESTACEA INTERNA ED ESTERNA
Sono sottilissime membrane fibrose ed elastiche che aiutano la protezione tra guscio ed albume.

IL GUSCIO
È il rivestimento esterno dell’uovo.
È composto da carbonato di calcio ed è poroso in modo da permettere lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica.

Ed ora alcune piccole curiosità:

  • il colore del guscio deriva dalla razza della gallina
  • l’intensità del colore del tuorlo viene determinata dal tipo di alimentazione con cui viene nutrita la gallina
  • più l’albume è denso e più il prodotto è fresco
    A volte la sua densità non permette una facile separazione con il tuorlo.
  • più la camera d’aria aumenta di volume e più il prodotto è vecchio, infatti è per questo che un uovo ormai passato, se immerso in una brocca d’acqua, galleggia
  • un altro indice di invecchiamento è la consistenza del tuorlo. Se dopo l’apertura dell’uovo non resta intatto il prodotto non è fresco
  • quando si trova il blastodisco all’interno del tuorlo non dobbiamo temere alcun pericolo: l’uovo è ugualmente commestibile.
  • se le uova provengono dal commercio è impossibile rischiare di trovare un pulcino al suo interno perchè non sono feconde. Indubbiamente se prese da una figura non esperta ed attenta, questo può anche capitare.

Arrivati alla fine di questa panoramica una domanda sorge spontanea…
Se solo un uovo è così complesso, come può un esserino come la gallina, dare vita ad un prodotto simile?
Curiosi?
Lo vedremo nel prossimo post

È nato prima l’uovo o la gallina?

È nato prima l’uovo o la gallina?

Buongiorno Ciurma!
Eccomi qui per intraprendere una nuova avventura della vita in campagna.
Oggi vorrei parlare delle uova di gallina, ma prima di arrivare al meraviglioso alimento da questi adorabili animaletti, dobbiamo partire dalle basi.
Si insomma, alla domanda “è nato prima l’uovo o la gallina?” io ho scelto di far nascere la gallina.

Nel nostro pollaio sono ospitate una decina di galline, tra comuni, ovaiole e gallo, è quindi normale raccogliere uova quasi ogni giorno, in maniera del tutto naturale.
Sottolineo “in modo naturale” perché il nostro scopo è quello di dare loro una vita genuina, in cambio dei preziosi frutti della loro natura: questa è l’etica alla base di un pollaio domestico.

Vi siete mai chiesti se tutte le galline sono in grado di fare le uova?
La risposta è sì, ma con alcune sfumature.
Il pulcino femmina (gallina) nasce già con una numerosissima scorta di cellule uovo contenute nel suo apparato.
Tali cellule equivalgono al numero di uova che la singola gallina potrà deporre nella sua intera esistenza.
Il come lo può fare, cambia in funzione della razza di appartenenza quindi, alla sua predisposizione.
Altri fattori che influiscono sulla produzione sono la quantità di luce del giorno, il cibo con cui vengono nutrite e lo stile di vita.
La presenza di un gallo all’interno del pollaio può essere un altro elemento stimolante per la produzione.
Le uova non sono infatti da considerare come un favore che viene fatto a noi umani, quando la realizzazione del loro istinto a procreare.

In media una gallina inizia a deporre le prime uova a circa 5 mesi di vita, questo mutamento lo si può notare quando la cresta inizia a diventare più accentuata nella forma e nel colore.
Inizialmente le prime uova della stagione saranno deposte in modo sporadico e con dimensioni leggermente più piccole della media, arrivando man mano ad una produzione ed una grandezza costanti.
La forma ed il colore dell’uovo dipende dalla razza dell’animale, non è detto che uova grandi siano prodotte da galline grandi.
Infatti le Livornesi che abbiamo nel pollaio, pur essendo le più piccole e snelle, fanno uova in proporzione molto grandi, più di quanto ci si potrebbe aspettare!

Forse non tutti sanno che una gallina può fare un solo uovo al giorno.

I periodi più produttivi sono indubbiamente la primavera e l’estate.
Come dicevo prima, infatti, la deposizione può dipendere anche dalla luce del giorno, molto maggiore in queste stagioni rispetto all’autunno e all’inverno.
Le galline ovaiole sono in genere le più produttive, depongono tutto l’anno ma in modo irregolare durante i mesi più freddi.
Le galline comuni, invece, cesseranno la produzione fino all’arrivo della bella stagione.

La primavera è anche il periodo più fecondo.
Il gallo, risvegliato dal torpore invernale, inizierà l’accoppiamento con le sue compagne.
Può accoppiarsi fino a 30 volte in un giorno e può intrattenere una media di 6/10 galline nel suo habitat.
La fase di accoppiamento prevede che il gallo danzi ad ali aperte attorno alla “preda” prescelta.
Lei certamente vorrà scappare dalle sue avances, ma a quel punto lui la rincorrerà, la immobilizzerà saltandole sulla schiena, si aggrapperà con il becco alle piume del collo della gallina deponendo lo sperma all’interno del suo apparato, concludendo l’accoppiamento.
Una volta terminata l’operazione, la cocca farà un movimento di scrollamento delle piume ed il gallo si allontanerà da lei.

Spesso riusciamo a riconoscere la gallina “preferita” dalla chiazza con poche piume dietro al collo.

Lo sperma del gallo resterà attivo per un massimo di 15 giorni e potrà fecondare ciascuna cellula uovo che si presenterà in questi giorni all’interno della gallina.
Logicamente, se il gallo non è fecondo, non lo saranno nemmeno le uova.

Mi ha divertita una domanda che ad un amico mi ha fatto una sera finché eravamo a cena.
Mi ha chiesto se è possibile mangiare un uovo che è stato fecondato, senza trovare al suo interno un pulcino.
In effetti è un quesito che sorge spontaneo.
Nonostante siano state fecondate, se le uova vengono raccolte nel giorno della deposizione non si ha alcun rischio di trovare sorprese.
Se invece resta anche solo per pochi giorni sotto la chioccia, inizierà a crearsi qualche macchiolina di vasi sanguigni e via via sempre più feto al suo interno.

Nel mondo delle galline lo “spirito materno”, ovvero l’istinto a covare, non è scontato.
Il ruolo di chioccia non è per tutte, per questo ci sono alcune razze molto più predisposte di altre.
Nel nostro pollaio abbiamo le galline comuni, quelle rossicce per intenderci, che si prestano addirittura a covare le uova di altre specie come le faraone, le anatre, ecc.

Questo ruolo di chioccia, comporta moltissimo impegno ed un dispendio elevato di energie.
Sforzi ben investiti però se si pensa ai risultati sorprendenti a cui portano.
Quando una gallina si predispone alla covata è facilmente riconoscibile perché tende a starsene accovacciata all’interno della cassetta dove ha deposto le sue uova e non ci sono santi che riescano a smuoverla dal suo posticino.
A quel punto è bene raggruppare altre uova che si presume essere feconde e unirle sotto ad essa.
La nostra amica le terrà al calduccio per ben 21 giorni, il tempo necessario per la schiusa dei pulcini.
La chioccia inizialmente si impegnerà nel trovare la posizione più corretta per coprire tutte le uova, in modo da riscaldarle in modo uniforme.
In questi giorni uscirà solamente per le necessità primarie come cibo, acqua e per defecare.
Inoltre applicherà dei movimenti con le zampe per poter girare le uova e mantenerle appunto in temperatura.

In questa fase la chioccia cessa di deporre uova.

Il nostro ruolo nei suoi confronti sarà quello di allontanare la cassetta della covata, posizionandola in un posticino tranquillo, lontano dalle agate disturbatrici e nutrendola al meglio con cibo proteico e acqua sempre fresca.
Inoltre, per quello che ci è possibile, dovremmo levare le uova che non sono feconde per evitare che restino nel nido, rischiando di marcire e compromettere la nascita degli altri pulcini.
Questa procedura viene fatta in modo molto delicato, prendendo ogni singolo uovo e mettendolo alla luce del sole o di una torcia.
Attraverso il guscio si potrà osservare l’interno per vedere se è presente un’ombra; in questo caso vorrà dire che è presente una vita.
Le uova non fecondate (che nel nostro dialetto chiamiamo “ovi sbarlotti”) le buttiamo via direttamente.

Mi affascina osservare le chiocce, vederle così dedite a ciò che la loro natura le spinge a fare fino al punto di consumarsi.
La mutazione è evidente perché si sfibrano, dimagriscono ed il loro colore si spegne d’intensità dall’energia che ci mettono per dare alla luce delle creature.
Sarà che non sono ancora mamma, ma le ammiro davvero tanto, sono esemplari così semplici e al tempo stesso interessanti, pieni di risorse, riescono quasi ad emozionarmi.

Una volta avvenuta la schiusa delle uova, sarà proprio la chioccia ad allevarli per circa un mesetto, insegnando loro ad essere autosufficienti nel provvedere al cibo ed alla basica sopravvivenza, dopodiché tenderà a cacciarli da lei.
A questo punto verranno messi in un ambiente protetto da altre specie fino ad una crescita sufficiente per essere autonomi nell’evitare di essere possibili prede di predatori notturni.
Mentre la chioccia tornerà al pollaio ed inizierà a prendere vigore riprendendo tutte le energie per continuare a deporre e vivere con la sua combriccola.

Per oggi è tutto ragazzi, con questo articolo ho voluto introdurvi al “funzionamento” delle galline.
Nel prossimo post approfondiremo il tema uova per capirne struttura, contenuto, ed importanza di questo alimento e saperne di più sugli allevamenti intensivi.
Ci vediamo alla prossima avventura!

Il principio di OrtOhana

Il principio di OrtOhana

Ciao Ciurma!
Riflettevo sul fatto che non ho mai introdotto articoli riguardanti l’orticello che mi piace coltivare, anzi diciamo che in generale la sezione del blog non è molto popolata!

Per questo motivo oggi ho deciso di inaugurare la rubrica Ortohana iniziando a raccontarvi come è nato questo angolo verde.
In futuro mi impegno a condividere con voi le prossime avventure ortolane.

Partiamo dal principio…
Alla base di faccende pratiche e complesse c’è sempre dietro una figura con esperienza e tanta voglia di fare.
Qui da noi è il grande capo, nonchè mio padre.
La vita l’ha messo spesso davanti a difficoltà, rimboccarsi le maniche era un gesto quotidiano per raggiungere l’autosufficienza, un po’ per i minimi aiuti altrui un po’ perchè è un tantino orgoglioso ed individualista.
Non posso comunque negargli di essere una grandissima risorsa.
Prende tutto sul serio e sente in dovere di mettercela tutta per riuscire negli obiettivi e non vi nascondo che la maggior parte delle volte ce la fa.

Negli anni passati, per un periodo, mi sono approcciata ad un’alimentazione vegetariana quindi le verdure erano alla base di ogni pasto, a parte la colazione durante la quale però assumevo moltissima frutta.
Era il periodo in cui abitavo ancora in appartamento e risentivo della mancanza un minimo di verde intorno e di non avere del tempo per stare a contatto con la natura.
Ricordo che sognavo di tornare prima o poi in campagna e di ritagliarmi uno spazio tutto per me.
E così è stato!

Mio padre è un agricoltore e, sapendo della mia passione per gli ortaggi, mi ha proposto di costruire un orto nello spazio ricavato dal terrazzo dietro casa.
Ha sviluppato assieme a suo cugino una serie di vasche contenitive e le ha riempite di terriccio organico leggero, maneggevole, friabile e molto morbido.
Contiene infatti torba, humus e molti nutrienti che permettono una buona resa per tutte le colture.
Ha inoltre progettato una serie di canali di drenaggio per far fluire l’acqua in eccesso evitando ristagni e un’impiantino di irrigazione.
Tutto fai da te e a costi ridotti.
Una delle cose più comode di questo orto sono i camminamenti tra una vasca e l’altra che mantengono pulita la zona dalle piante infestanti ed evitano di insozzare le scarpe quando piove.
Non solamente per un fattore estetico dunque.

I lavori strutturali si sono conclusi a Febbraio 2019.

Ricordo ancora le prime piantine piantate i primi giorni di marzo poco prima di una gelata pazzesca.
Il grande capo mi dice di piantare già, e a nulla è servito avvisarlo del cambio di temperatura.
Fiduciosa corro a comprare solo alcune piantine, giusto per iniziare la coltivazione.
In lista inserisco:

  • insalata gentile
  • carote
  • zucchine
  • rape rosse

Torno a casa, le pianto e le annaffio con cura ed in pieno giorno.

L’indomani mi sveglio e guardando fuori dalla finestra cosa vedo?
Tutti i prati bianchi dal ghiaccio della nottata.
Disperata esco e mi fiondo nell’orto a controllare le piantine.
Noto in particolare il cuoricino cotto dal gelo di due piantine di zucchina.
Proprio in quel momento sbuca dalla finestra mio padre che, con il ghigno da presa in giro, mi chiede se si sono cotte.
Mannaggia a lui!
Da quel giorno ho messo la copertina di tessuto non tessuto fino alla fine della stagione più rigida.

Senza farmi abbattere da quella prima esperienza, e imparando dagli errori, ho quindi piantato:

  • pisellini
  • pomodori piccadilly
  • datterini
  • finocchi
  • erbe aromatiche
  • insalatina da taglio
  • fragole
  • luffa

Senza grossi interventi di concimazione ho ricavato una raccolta abbondante di ortaggi che ha coperto tutta la stagione primaverile ed estiva.

Mi sono sentita davvero orgogliosa di aver raggiunto un traguardo così importante senza lasciar morire alcuna pianta, salvo le due zucchine scottate dal gelo.

Alla fine di questa esperienza ricordo di avere rivalutato l’idea che avevo sull’individualismo nel fare le cose.

Vita in campagna, Iniziamo!

Vita in campagna, Iniziamo!

Sono nata in un piccolo paesino di campagna, lo stesso dei miei progeni.

Generazioni di contadini, il cui obiettivo principale era il duro lavoro nei campi fino al calare del sole.

Ho vissuto i primi anni con la mia famiglia in paese, in un condominio di 4 appartamenti.

La casa si affacciava su un grande giardino ricco di piante e fiori, sempre ben curati dallo zio maggiore.

Successivamente ci siamo trasferiti nell’abitazione costruita sui terreni in cui mio padre aveva l’attività agricola.

La mia infanzia è quindi sempre stata a contatto con la natura.

Fin da piccola seguivo i miei genitori in campagna, soprattutto nel periodo estivo quando era più piacevole stare all’aperto.

Durante le vacanze estive, siccome “in campagna ghe sempre da far”, i miei genitori incaricavano me e mia sorella di svolgere le faccende più leggere.

La mamma alla mattina mi svegliava presto e mi supplicava di scendere dal letto spiegandomi, con dolcezza, l’importanza del ruolo di piccola aiutante di casa.

Non riuscivo a comprendere.

Pensavo solamente che quel tempo sarebbe stato più prezioso se passato a giocare con le mie amichette.

Negli anni sono arrivata ad odiare la campagna, chiedendomi come mio padre avesse potuto scegliere di intraprendere il lavoro di agricoltore.

Nonostante le polemiche, una volta nei campi lavoravo e tutto sommato mi piaceva stare all’aperto, in mezzo alla natura.

La mia presenza in campagna si è ridotta nel momento in cui ho trovato un lavoro, il mio lavoro.

Aiutavo solamente la domenica, nei periodi di grande raccolta, oppure durante le settimane di ferie.

 

Dopo qualche anno arrivò il momento di spostarmi da casa per iniziare la convivenza con il mio ragazzo.

Abitavamo in centro paese in un appartamento senza giardino nè balcone, con poca luce e dalle cui finestre si vedevano solamente i palazzi del vicinato.

Inizialmente non ho risentito di questi limiti anche perché all’interno delle nostre mura ci eravamo creati un bel nido d’amore ma, dopo poco tempo, ho cominciato a sentire la mancanza di spazi maggiori e natura.

Confesso di aver esultato di gioia quando abbiamo deciso di ritornare a vivere in campagna per costruire la nostra nuova vita insieme.

Il pensiero di rivedere tutti i giorni le montagne in lontananza, sentire i versi degli animali nel pollaio, aprire le finestre al mattino e respirare gli odori della terra, ritagliare dello spazio per il giardino e l’orto, mi ricongiungevano con le mie origini.

Un altro motivo che mi rendeva felice era quello di poter tornare ad abbuffarmi dei piccoli frutti (lamponi, more, mirtilli e ribes) coltivati dall’azienda di famiglia.

Dopo tanti anni passati lontano dalla campagna mi sono accorta di non aver più ragioni per disprezzarla, ora ne vedo solo i benefici e la vita che la avvolgono.

In questa sezione del blog mi piacerebbe inserire contenuti legati a tradizioni, mestieri, vecchie memorie e racconti narrati dai nonni e da chi, fortunatamente, porta ancora avanti questo duro lavoro.

La campagna è tutta da scoprire, così come la natura che ogni singolo giorno il pianeta ci mette a disposizione.

L’importanza di un pollaio domestico

L’importanza di un pollaio domestico

Ciao ciurma!

Deduco che se siete finiti all’interno di questo post, è perché vi incuriosisce sapere qualcosa sul pollaio domestico, quindi partiamo da lontano…

Fin dai tempi antichi, le galline venivano considerate animali importanti per la sopravvivenza dell’uomo.

Si costruivano pollai al fine di ricavare carne e uova per sfamare la propria famiglia.

Al giorno d’oggi, essendo molto più semplice reperire qualsiasi prodotto alimentare, questo tipo di sostentamento ha perso gran parte della sua importanza ma, fortunatamente, per molti è ancora una tradizione da portare avanti.

Credo che questi animali da cortile abbiano la capacità di suscitare una particolare curiosità e di riportare ai ricordi d’infanzia in cui le si vedeva razzolare tra le campagne, nei cortili dei nonni o vicini di casa.

Il vantaggio più evidente di un pollaio è quello di avere uova fresche quasi tutto l’anno, ma non è l’unico.

Lo considero infatti un modo di trascorrere il tempo molto appassionante e salutare perché permette di stare a contatto con la natura, conoscendo, rispettando e soddisfando le esigenze di questi piccoli animali.

Inoltre, le attenzioni che rivolgiamo per aumentare il loro benessere, di riflesso portano benefici anche al nostro.

Come tutti gli animali a cui si vuole bene, possono essere considerati terapeutici sia per gli adulti che per i più piccoli.

Mi rendo conto che solamente il desiderio di avere un pollaio domestico non basta, in spazi molto piccoli e privi di una zona verde non è facilmente realizzabile.

In genere vengono sviluppati in spazi piu ampi: nelle campagne, nei cortili o nei giardini (chiedendo il permesso al proprio comune).

Gli animali che compongono un pollaio possono essere di vario tipo, ma è importante osservare il comportamento all’interno del gruppo per scegliere come abbinarle.

Qui da noi in campagna, ad esempio, il pollaio è abbastanza spazioso e suddiviso per famiglie, in modo da non creare disordini.
Vi presento le sue inquiline.

Ci sono: 2 galline ovaiole comuni, 2 galline di razza Livornese anch’esse ovaiole, 1 gallo, 2 tacchine e siamo in attesa di inserire altre 2 galline ovaiole di una razza a noi nuova, la Grisa.

Ogni anno vengono lasciate covare un certo numero di uova tra la primavera e l’estate, per arricchire il pollaio con giovani polli ruspanti, perchè c’è sempre chi va e chi viene, è la legge della Natura!

È comunque importante ricordare che è una responsabilità che impegna un minimo di tempo ogni giorno.

Mi sono approcciata da poco a questo mondo, perchè sinceramente non ho mai amato “i pennuti”, ma ultimamente sento di esserne affascinata e mi reputo fortunata perchè non parto da zero. 

Mio padre le alleva da sempre ed è una buona fonte di apprendimento sulle accortezze da avere per mantenere in buono stato il pollaio, ma non è l’unica.

Ho cercato varie informazioni per saperne di più e per approfondire alcuni aspetti che non mi erano chiari e, dopo averli messi assieme, sono qui per condividerli con voi.

Per realizzare un pollaio è importante prestare attenzione a:

  • COMFORT
    deve dare conforto per il riposo e la deposizione delle uova in totale tranquillità.
    Deve inoltre proteggere dai predatori notturni, che spesso si aggirano nelle campagne in cerca di prede.
    È quindi necessario recintare bene la zona con reti resistenti.
  • PROTEZIONE
    dev’essere collocata in un zona non troppo soleggiata o comunque protetta da un minimo d’ombra.
    Le galline soffrono infatti terribilmente il caldo, soprattutto quello di piena estate.
  • ISOLAMENTO
    deve avere un tetto ben isolato e che possa coprire tutto il perimetro del pollaio, per evitare il più possibile le infiltrazioni d’acqua in caso di pioggia.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la compagnia.

Essendo animali interattivi e socievoli, consigliano di affiancare altri esemplari altrimenti l’animale potrebbe soffrire di solitudine.

Questo sentimento si riflette in atteggiamenti introspettivi e da un calo drastico di deposizione delle uova.

Altri aspetti importanti da considerare sono il beveraggio e l’alimentazione.

L’acqua deve essere sempre pulita e fresca (10/15°) e bisogna cambiarla frequentemente, pulendo bene la vaschetta dell’abbeveratoio e ricambiandola anche se non è terminata.

Si dice che l’acqua troppo fredda possa abbassare la temperatura corporea creando delle congestioni e, specialmente nelle ovaiole, causando una riduzione della quantità di uova.

In caso fosse invece troppo calda non permetterebbe di dissetarsi, per questo motivo viene consigliato di collocare la fonte d’acqua in una posizione d’ombra.

Va inoltre mantenuta pulita per ridurre il rischio di proliferazioni batteriche e fungine dovute da mucillagini e alghette di acqua stagnante.

Osservando le nostre galline ho notato che, essendo ormai robuste, si sono adattate alle stagioni di ogni singolo anno.

 

Sapevate che le galline non sono in grado di espellere il sudore?

Tendono ad accumularlo al loro interno, creando un abbassamento della temperatura corporea e rischiando, specialmente negli esemplari più anziani, di “rimetterci le penne” durante i mesi più afosi.

L’unico sistema che hanno per ristorarsi dalla forte calura è quello di sbattere le ali e scuotere la cresta.

Nelle razze più rustiche sembra riuscire meglio, essendo dotate di una cresta più grande.

Tuttavia sopra i 30°, nessuna gallina può ritenersi al sicuro.

Probabilmente la poca sopportazione al caldo, le porta a bere molto.

Ma cosa si intende per molto?

Sono rimasta di stucco quando ho letto in un articolo che in estate una gallina di media dimensione può arrivare a bere almeno ½ litro d’acqua al giorno!

Una corretta alimentazione è altrettanto importante per la loro salute e favorisce un rafforzamento delle difese immunitarie che le tiene alla larga da virus e malattie.

Sono animali onnivori ed è preferibile nutrirli una volta al giorno, specialmente nelle ore diurne.

Di base la loro alimentazione può essere composta da:

  • CARBOIDRATI: frumento, orzo, avena, mais, farro, miglio, ecc
  • PROTEINE VEGETALI: piselli, soia, fave, ecc
  • SEMI: lino, girasole e canapa (giova alle uova)
  • PROTEINE ANIMALI: lombrichi, vermetti ed insetti vari
  • FIBRE: ALCUNI tipi di verdura, erbe, fiori e frutta

In base alle stagioni la loro alimentazione può addirittura cambiare.

Quello che noi possiamo mettere a loro disposizione è senza dubbio composto da carboidrati, proteine vegetali e semi, sia sfusi che sotto forma di mangimi naturali.

Parte dei nostri avanzi possono essere aggiunti alla loro alimentazione di base, specialmente i residui di verdure a condizione che non siano appassite/marce.

Lasciarle razzolare è per loro un antistress e le aiuta a mantenere vivo il loro istinto primordiale di scegliere il buono che possono ricevere dalla terra (insetti vari, sassolini e gusci di lumaca che apportano calcio al loro organismo).

Se avete dei bambini, fate raccogliere loro lombrichi e lumache in un vasetto di vetro per metterli a disposizione delle cocche, sarà sicuramente un gesto che loro apprezzeranno.

Ultimamente lo sto facendo anch’io per farmi conoscere un pò di più e questo mi fa sentire bene.

Essendo un autodidatta, se il tema vi appassiona vi consiglio di approfondirlo online cercando gli elenchi specifici su cosa è benefico e cosa può risultare tossico o addirittura letale per la loro alimentazione.

Qualità di vita tra spazi e struttura, cibo, acqua e pulizia sono i giusti ingredienti per ospitare al meglio gli animali del pollaio.

Accontentando i loro bisogni, traendo beneficio dalle risorse che ci mettono a disposizione e ricordando che anche per loro vale il detto: “siamo quello che mangiamo”.

 

Che dite, pensate che valga la pena possedere un pollaio?

Io dico proprio di si.

Ci vediamo alla prossima avventura!