Cucina

Il mio rapporto con il cibo è stato graduale.

Appena venuta al mondo mia madre mi ha allattata con latte artificiale.

Successivamente, durante l’infanzia, non sono stata una grande mangiona, anzi, dovevo essere supplicata di finire quello che avevo nel piatto.

Quando mi trovavo ad affrontare una porzione di carne, masticavo boccone dopo boccone, accantonando tutto l’impasto in bocca per poi sputarlo o nasconderlo sotto il tavolo.

Provenendo da una famiglia di campagna, la verdura a tavola non mancava mai ma, da quel che ricordo, mangiavo solo passati di verdura esclusivamente per la sorpresa: la crosta di formaggio cotta al suo interno.

Mi piaceva molto il formaggio; la mia pizza preferita era infatti la 4 formaggi (quella di Kevin McAllister).

Il pesce lo conoscevo come sua maestà tonno in scatola.

La mia “dieta” era inoltre composta da prodotti industriali, spinacine, wurstel, salumi, pasta, pane, sacchetti di patatine e tutte quelle porcherie che ci vanno dietro.

Non riuscivo ad allargare i miei orizzonti di sapori ma, non so come o perché, arrivò il momento di farlo.

Meglio tardi che mai, giusto?

Ho così iniziato un alimentazione più proteica, arrivando però ad abusarne e farmela andare in odio, specialmente la carne.

Scelsi quindi di purificarmi, togliendola completamente dal mio regime alimentare e mantenendo questo andamento per 3 anni.

Ammetto che all’inizio non feci fatica, ma arrivò il momento in cui il mio organismo mi chiamò all’attenzione riportandomi ad un graduale reintegro.

Attualmente, ho scelto di seguire uno stile di vita più equilibrato, cerco di mangiare di tutto e di strutturare un piatto completo, per ciascun pasto e secondo il mio fabbisogno.

Sono curiosa di assaggiare cose nuove, soprattutto durante i viaggi.

Cerco di conoscere ed utilizzare tutte le proteine, i carboidrati, i grassi e le fibre.

Vivo di vegetali: in primis le verdure che non possono mai mancare in nessun pasto.

Adoro le spezie e le erbe aromatiche.

Se nei primi approcci con la cucina temevo di sbagliare, focalizzandomi in maniera maniacale sulle quantità richieste (per ottenere comunque risultati non in linea con le aspettative), ora sento invece la necessità di fare mia qualsiasi ricetta mi passi tra le mani.

Per questo motivo nell’elenco delle ricette troverete una versione base ma anche delle varianti per rendere più personale e divertente questa avventura.

Ritengo che cucinare debba essere un momento rilassante.

La morale racchiusa nel libro “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” è che il cibo trasmette a chi lo consuma lo stato d’animo di chi l’ha cucinato.

Vi auguro di provare, sbagliare, riprovare ed arrivare perché si sa che nulla di nostro volere nasce perfetto.